La sede

Dagli inizi degli anni '70, la nostra Sede occupa parte degli edifici appartenuti alla storica Società Anonima Italiana Ernesto Breda, in prossimità dell'aeroporto di Bresso.

 

Breve storia dell'Aeroporto di Bresso e delle Officine Breda (dal libro “Bresso e la sua gente” di Fortunato Zinni)

Dopo il primo volo dei fratelli Wright nel 1903 ed il sorvolo della Manica da parte di Bleriot nel 1909, l’aviazione passa rapidamente dall’era pioneristica a quella di moderno mezzo di trasporto e determinante strumento bellico.

Bresso viene coinvolta in questa fase storica a seguito della scelta di una famosa impresa, la Società Anonima Italiana Ernesto Breda, di realizzare nel suo territorio i propri cantieri aeronautici.

Il nucleo storico dell’aviazione, che ha consentito negli anni trenta di porre il nostro paese tra le prime nazioni nel campo aeronautico, si colloca nel triangolo Milano-Bresso, Varese e Sesto Calende.

Durante la prima guerra mondiale, l’esigenza sempre più sentita di poter disporre di un numero maggiore di aerei induce il governo a commissionare alle principali industrie metalmeccaniche (Fiat, Reggiane, Piaggio, Breda, Macchi, Siai Marchetti) la costruzione di migliaia di aeromobili.

Alla Breda vengono commissionati 600 bombardieri. Gli stabilimenti di Sesto San Giovanni, Niguarda e Milano sono composti da acciaierie, fucine, laminatoi e fonderie e producono locomotori, veicoli ferroviari e tranviari, automotrici, macchinari elettrici, macchine agricole e propulsori per navi e piroscafi.

Di concerto con il governo viene messo a punto un progetto per realizzare un nuovo stabilimento per i cantieri aeronautici e viene scelto un sito di 230 ettari circa a Nord di Milano tra Niguarda, Bresso, Sesto San Giovanni, Cinisello e Balsamo.

Si decide di dividere a metà l’onere di acquisizione. Il 50% a carico della Breda, si estende verso oriente e comprende terreni del Comune di Bresso, del Comune di Cinisello e del Comune di Sesto San Giovanni fino a via Milanese, mentre la parte occidentale comprendente i terreni in massima parte del Comune di Bresso e del Comune di Cinisello, sarà acquisita tramite esproprio dallo Stato.

La Breda acquista dal Sig. De Ponti di Sesto San Giovanni 1.471.000 mq, poco meno di 150 ettari a £.1,53 al mq: una parte viene messa a disposizione dello Stato (circa 25 ettari); nella restante proprietà, la Società realizza uno stabilimento industriale completo (concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Bresso per servizi ed officine l’11 luglio 1918 per hangar e altre officine nel 1919), dove troveranno lavoro circa 2.000 operai. La costruzione degli aerei, intanto, è già iniziata nei vecchi stabilimenti di Sesto San Giovanni e Milano, contestualmente alla realizzazione dei nuovi cantieri.

La produzione aeronatica della Breda si trasferisce nella nuova sede di Bresso, dove accanto alle officine vengono portate a termine moderne aviorimesse, razionalmente elevate lungo un lato di terreno appositamente spianato ed inerbito.

La pista di collaudo, situata nel territorio di Cinisello, al confine con Sesto San Giovanni, è poco disturbata dalle nebbie ed è caratterizzata da una buona permeabilità del suolo, tale da consentire il lancio e l’atterraggio anche durante la stagione piovosa.

Per integrare e rendere più efficace l’attività aeronautica, la Breda crea una scuola aviatori per piloti civili e militari, accordando brevetti di primo, secondo e terzo grado ed impartendo istruzione di volo strumentale notturno ed acrobatico.

La scuola raggiunge un tale sviluppo da risultare, in breve tempo, una delle più efficienti e prestigiose fornitrici di piloti.

 

Il nuovo aeroporto nel 1943

La nostra compagnia di bandiera, la LAI, oggi Alitalia, inizia la propria attività con i mitici trimotori Breda 471 costruiti proprio nei cantieri di Bresso. Restano di quel tempo alcune infrastrutture come la Palazzina Voli, un hangar, la galleria del vento ed alcuni capannoni in via Clerici 342.

 

Il bombardamento

All’inizio della guerra lo scalo bressese fa parte della difesa aerea dell’area milanese. È soprattutto la sede dei Macchi 202; verso la fine del conflitto ospita anche i G 55 e i Messerschmitt Bf 109 del 1° Gruppo Caccia della RSI.

A quell’epoca risale la costruzione di alcuni rifugi antiaerei, dalla caratteristica forma triangolare. L’aeroporto diventa uno degli obiettivi militari primari per gli alleati.

“Il 30 aprile del 1944 - si legge in una relazione della Società Breda - viene sorvolato da due grosse formazioni di bombardieri delle forze alleate, che con passaggi ortogonali N- S ed E - O sganciano sull’obbiettivo varie centinaia di grosse bombe dirompenti ad alto potenziale ed alcuni tizzoni incendiari, in specie questi ultimi sui velivoli decentrati, sui magazzini e sulle officine.

Gli effetti di questa incursione, seguita da scariche di mitraglia a proiettili incendiari producono danni ingentissimi. Dopo il bombardamento non restano che rottami”.

Gli alleati centrano tutti i bersagli, in particolare distruggono completamente la caserma e tutte le infrastrutture aeroportuali. La precisione dell’incursione e la documentazione, di cui abbiamo riferito nei precedenti capitoli, dimostrano che i piloti anglo americani potevano disporre di informatori all’interno del campo.

Lo scalo di Bresso è oggetto anche di scontri con reparti tedeschi e con le forze repubblichine che, dopo l’armistizio, vi si erano insediate. In particolare nei d’intorni operano alcune formazioni partigiane. In una azione, cui partecipa il gappista bressese Franco Conti, viene catturato e fucilato il vicecomandante della Brigata nera Aldo Resega.

Sempre da Bresso partono alcuni colpi di artiglieria verso la Pirelli nei giorni dell’insurrezione. Dopo la Liberazione, per un breve periodo, viene utilizzato come campo di concentramento.

I cantieri sono un ammasso di rovine e la produzione è praticamente inesistente. Il difficile riavvio dell’attività dopo la guerra, i gravi problemi finanziari e l’esubero del personale producono l’inevitabile collasso economico della Breda.

 

Il declino

Faticosamente, nel cantiere aeronautico si lavora al prototipo di aereo passeggeri quadrimotore di BZ 308 del progettista F. Zappata, attività che, come già riferito, viene osteggiata dalla commissione alleata di controllo perché, essendo l’aereo passeggeri più all’avanguardia ed innovativo del momento, rappresentava un elemento di pericolosa concorrenza.L’atteggiamento ostile degli alleati è uno dei fondamentali motivi che porterà la Breda sull’orlo del fallimento, allo scorporo delle varie sezioni in aziende autonome e alla totale chiusura del cantiere aeronautico nel 1951.

La “Società Italiana Ernesto Breda” si ricostituisce in holding con la denominazione di “Finanziaria Ernesto Breda”. La nuova Finanziaria controllerà le varie attività delle società Breda e ne coordinerà i processi di finanziamento.

L’interruzione di produzione di velivoli da guerra, l’assenza di fondi per la ripresa della produzione di aerei civili, la chiusura della scuola di aviatori, il fallimento del BZ 308, comportano la riconversione del vecchio sito che ritorna alla sua originaria funzione agricola. La Palazzina Voli e la direzione diventano alloggi per il fattore e i contadini di una azienda agricola che si insedia sul posto.

Verranno sostituiti negli anni ‘80 dagli uffici del Parco Nord mentre la Palazzina Voli è ancora lì, tutta arrugginita in attesa di restauro.

Il sedime aeroportuale di Bresso, di proprietà del demanio, resta zona militare e viene affidato all’aeronautica militare che avvia un lento lavoro di recupero.

Nel primo dopoguerra lo scalo assolve il compito di aeroporto ausiliario di Linate per l’aviazione leggera.

È in funzione un servizio di controllo del traffico e uno di radio assistenza in contatto diretto con la Torre di Linate; l’Ufficio di controllo è dotato di una telescrivente per l’inoltro e la ricezione dei piani di volo. Su richiesta, lo scalo può essere anche doganale.

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